EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE
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Stagione 2012/2013

WORDSTAR(S)

Locandina:

di Vitaliano Trevisan
con Ugo Pagliai, Paola di Meglio, Alessandro Albertin
e con Paola Gassman
regia Giuseppe Marini
scene Antonio Panzuto
costumi Gianluca Falaschi
musiche  Marco Podda
luci Pasquale Mari


Date e Info: da giovedý 6 a sabato 8 (ore 21) e domenica 9 dicembre 2012 (ore 15.30)
Compagnia: Teatro Stabile del Veneto

Scheda:

 

WORDSTAR(S) è il testo ispirato alla fi gura e alla biografi a di Samuel Beckett scritto per il teatro da Vitaliano Trevisan, una delle voci più graffi anti e potenti della letteratura italiana odierna: lo mette in scena Giuseppe Marini - una fi rma di qualità della nuova regia, che il pubblico del Bonci ha apprezzato anche durante la scorsa Stagione con Romeo e Giulietta - affi dando il diffi cilissimo ruolo del protagonista a un grande Ugo Pagliai.

Il titolo si riferisce al programma di scrittura più diffuso prima dell’avvento di Microsoft Word: “allo stesso modo, come un programma di scrittura ormai obsoleto, si spegne un vecchio scrittore, Samuel”, scrive l’autore. Tenendosi al riparo dalla cronistoria o dalla biografi a teatralizzata, Trevisan immagina gli ultimi giorni di vita del drammaturgo irlandese, colto nella sua quotidianità comicamente scandalosa. La vertigine del pensiero e il tormento creativo dell’artista si coniugano con la tragicomica goffaggine dell’uomo, del suo corpo, cervello compreso, che va in malora e che gli impedisce le più elementari attività quotidiane.
Al flusso monologante del protagonista fanno da contrappunto due voci femminili, la moglie e l’amante, entrambe inaspettatamente morte prima di lui, che nel loro chiacchiericcio post mortem, logorroico e delirante, sembrano proprio due creature beckettiane. Tormentato dal ricordo delle due donne, Samuel si prepara a morire mentre il direttore di una rivista di studi a lui dedicata cerca di carpirgli un’ultima “illuminante” dichiarazione...

WORDSTAR(S) è una profonda meditazione sulla scrittura: oltre al titolo lo dichiara subito anche un sottotitolo a dir poco visionario: ritratto di scrittore come uomo vecchio. Di cui il regista dice: “mi è parso subito il titolo di un quadro di Bacon e questa forte suggestione non ha mancato di reclamare i suoi diritti e le sue urgenze in sede scenografi ca, nei costumi, nell’uso della luce e del colore, appunto, alla Bacon.
Ma è la scelta dello scrittore a chiudere coerentemente il cerchio: e quale altro scrittore se non Samuel Beckett, che ha dedicato (sacrifi cato) l’intera esistenza alla sua irriducibile ossessione per il linguaggio e che ha spinto la letteratura e il teatro al limite delle loro (im)possibilità espressive, portandole al collasso per usura. Lo scrittore che, partendo dal presupposto che l’immaginazione è morta e la vena creativa esaurita, corteggia l’idea della fine della letteratura e della parola che si stempera nel silenzio da cui trae origine e a cui vuol fare ritorno. Lo scrittore più fedele all’idea dell’arte come fallimento inevitabile.” E per interpretare questa incredibile fi gura di “gigante irlandese” Marini ha scelto Ugo Pagliai, di cui racconta: “ha immediatamente creduto nel progetto abbracciandolo col coraggio e la spericolatezza del grande artista della scena…fare Beckett non era uno scherzo…guardatelo e ascoltatelo: una meraviglia.”

www.teatrostabileveneto.it

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