EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE
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Stagione 2012/2013
Luca Zingaretti, Massimo de Francovich

LA TORRE D’AVORIO

Locandina:

di Ronald Harwood
traduzione Masolino D’Amico
con Peppino Mazzotta, Gianluigi Fogacci, Elena Arvigo, Caterina Gramaglia
scene Andrè  Benaim costumi Chiara Ferrantini luci Pasquale Mari 
regia Luca Zingaretti

 

 

mercoledì 27 marzo ore 18, Foyer del Teatro
Luca Zingaretti, Massimo de Francovich e la Compagnia INCONTRANO il pubblico
per l'occasione brindisi con il vino offerto dalla cantina PODERE PALAZZO
INGRESSO LIBERO


Date e Info: da martedì 26 a mercoledì 27 marzo 2013 (ore 21)
Compagnia: Zocotoco srl

Scheda:

 

È uno dei volti più amati dal grande pubblico: Luca Zingaretti torna a Cesena con il suo nuovo progetto teatrale, LA TORRE D’AVORIO, che dirige e interpreta per la stagione 2012-13. Il testo, una coinvolgente rifl essione sulle responsabilità dell’artista come figura pubblica, è fi rmato da Ronald Harwood, lo scrittore sudafricano Premio Oscar per la sceneggiatura de Il pianista, molto apprezzato, nella scorsa stagione, per la commedia Servo di scena. 

Berlino 1946. È il momento di regolare i conti, e la cosiddetta denazificazione - la caccia ai sostenitori del caduto regime - è in pieno svolgimento. Gli alleati, impegnati nelle indagini preliminari al celebre processo di Norimberga, hanno bisogno di prede illustri, di casi esemplari che diano risonanza all’iniziativa. Viene così convocato, per verifi care l’accusa di presunta collaborazione con la dittatura, il più illustre esponente dell’alta cultura tedesca, vale a dire il direttore d’orchestra Wilhelm Furtwängler, universalmente acclamato accanto a Toscanini come il maggiore della prima metà del secolo. Furtwängler non era stato nazista, e anzi non aveva nascosto di detestare le politiche del Terzo Reich; era anche riuscito a non prendere mai la tessera del partito. Ma nel buio periodo dell’esodo di molti illustri intellettuali che avevano preferito trasferirsi all’estero piuttosto che continuare a lavorare in condizioni opprimenti, era rimasto in patria, e aveva svolto la sua attività in condizioni privilegiate. Aveva scelto, in tempi durissimi, di tenere accesa la fi accola dell’arte e della cultura, convinto che questa non abbia connotazione politica; e aveva sfruttato il suo prestigio per aiutare, all’occorrenza, persone perseguitate o emarginate. Si era anche scaricato la coscienza barcamenandosi per esibirsi nel minor numero possibile di occasioni uffi ciali; pur di non stringere la mano a Hitler, in una occasione famosa e fotografata, aveva fatto in modo di continuare a impugnare la bacchetta con la destra. Dai suoi compatrioti, quasi tutti melomani, era sempre stato venerato alla stregua di una divinità super partes, e anche dopo la fi ne della guerra nessun tedesco si era sentito di addebitargli alcunché.
Ma ecco ora che i vincitori vogliono vederci chiaro, e se possibile far crollare anche questo superstite mito della superiorità germanica. Consapevoli del fascino che il grande artista esercita su tante persone, essi affi dano l’indagine a un uomo che dà ogni garanzia di esserne immune: un maggiore dell’esercito che detesta la musica classica, venditore di polizze assicurative nella vita civile e quindi molto sospettoso nei confronti del prossimo; un plebeo che disprezza le sdolcinatezze borghesi; un giustiziere sacrosantamente indignato dalle ingiustizie e dalle atrocità che ha visto perpetrare in questa corrottissima zona dell’Europa; soprattutto, un americano convinto nell’eguaglianza di tutti gli uomini sia nei diritti sia nelle responsabilità. 

Ronald Harwood è contemporaneamente ebreo, appassionato di musica e sudafricano: in grado quindi sia di guardare il contegno di Furtwängler con gli occhi critici di una delle vittime, sia la tracotanza del maggiore con quelli di qualcuno per cui l’arte è un bene supremo e irrinunciabile, sia l’atteggiamento dei vincitori dalla prospettiva di uno di loro. Quello che mette in scena è un delicato rebus morale. Del resto l’episodio è storico, all’epoca Furtwängler fu veramente indagato e in qualche misura umiliato, e se le accuse poi caddero la sua immagine pubblica non recuperò più del tutto la limpidezza di una volta. Il suo caso suscita interrogativi che nessuna formula sembra aver risolto ancora oggi, e assai modernamente l’autore non propone risposte, ma sollecita ogni spettatore a dare la sua.

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