EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE
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Stagione 2012/2013
IL VICOLO EDITORE in collaborazione con TEATRO VALDOCA e COMUNE DI CESENA Assessorato ai Servizi e alle Istituzioni Culturali presentano

CIŅ CHE CI RENDE UMANI

Locandina:

 

catalogo dell’omonima rassegna
conversazione con Marisa Zattini editrice e curatrice del catalogo 
Cesare Ronconi e Mariangela Gualtieri del Teatro Valdoca
Elena Baredi Assessore alla Pubblica Istruzione e Cultura del Comune di Cesena 
e
Lorella Barlaam giornalista


Date e Info: Foyer del Teatro, domenica 16 dicembre 2012 (ore 18)
Prezzi: INGRESSO GRATUITO fino a esaurimento posti

Scheda:

 

Nota editoriale di Marisa Zattini

Flaubert affermava che «non si legge nessun libro da cui non si resti in qualche modo toccati, così come una conversazione approfondita, un incontro importante, non restano mai senza conseguenze».
Un progetto di tale speciale sostanza, ideato dal Teatro Valdoca, che si è fatto bere dalla gente come l’inchiostro da una carta assorbente, parafrasando Jean Paul Sartre.
Un editore sceglie anche in base a un’attrazione. Stimando il lavoro di Mariangela Gualtieri non potevo che accogliere questa “occasione” ed ho cercato di viverla anche in prima persona, attraverso due laboratori condotti da Francesca Proia e Franco Arminio, oltre agli incontri domenicali con Enzo Bianchi e Massimo Cacciari.
Ne è emersa una ulteriore conferma che è tempo di prendere possesso della nostra vita e arginare il flusso delle cose. Non tutti gli interventi che si sono svolti risultano pubblicati in questo libro, per un “veto” degli autori. 
Ecco: credo che un libro teso a documentare un evento qual è stato Ciò che ci rende umani conservi una sua funzione attiva. Perché fissa il ricordo fra immagini e parole, in frammenti capaci di riattivare le subsidenze del pensiero. Anche se la parola ci esprime solo in parte essendo necessariamente parziale. Perché ha una sua “finitudine”, come sottolinea la Irigary. E la fotografia è sempre percezione artificiale rispetto alla percezione originaria del “vissuto”. La pellicola, come la parola scritta, ci trasmette un ricordo che resta nel tempo, conservandone la memoria. Mi auguro che anche questo contribuisca a leggere in filigrana quanto ci accade intorno. 
Rainer Maria Rilke scriveva che ognuno di noi ha un nocciòlo di squisitezza di sé, al suo interno, che occorre preservare e non lasciare indurire e suggeriva di provare a mutarci «e gradualmente assumerci la nostra parte di lavoro nell’amore», magari presentandoci per divenire “apprendisti”.


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