EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE
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Stagione 2013/2014

IL SERVITORE DI DUE PADRONI

Locandina:

da Carlo Goldoni
drammaturgia Ken Ponzio
regia Antonio Latella
con Marco Cacciola, Federica Fracassi, Giovanni Franzoni, Roberto Latini, Annibale Pavone, Lucia Peraza Rios, Massimiliano Speziani, Rosario Tedesco, Elisabetta Valgoi
scene e costumi Annelisa Zaccheria 
luci Robert John Resteghini 
suono Franco Visioli
assistente alla regia Brunella Giolivo
PRIMA NAZIONALE


Date e Info: da giovedý 21 a domenica 24 novembre 2013 (giov., ven. e sab. ore 21, domenica ore 15,30)
Compagnia: Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Stabile del Veneto, Fondazione Teatro Metastasio di Prato

Scheda:

Arlecchino, il servitore più famoso del mondo, maschera immortale della commedia dell'arte italiana, rivive nel nuovo allestimento firmato da Antonio Latella e prodotto per la Stagione 2013-14 da Emilia Romagna Teatro insieme a Teatro Stabile del Veneto e Teatro Metastasio di Prato.

Dopo aver diretto il pluripremiato Un tram che si chiama desiderio - presentato con successo anche a Cesena - Latella, con un cast che mescola i "suoi" attori ai migliori talenti della scena italiana, affronta il celebre testo di Goldoni con la libertà della riscrittura contemporanea (la drammaturgia originale è di Ken Ponzio), per continuare a parlare al presente con la forza della tradizione.

Il tema che emerge con prepotenza dalla commedia è quasi un emblema del tempo attuale: la menzogna, che regola tutti i rapporti fra i personaggi, è il vero motore della storia.

"Non c'è una figura onesta, tutto è falso, è baratto, commercializzazione di anime e sentimenti. Cosa resta?" si chiede il regista. "Il vuoto, graffiato dal sorriso beffardo delle maschere. Il vuoto, forse l'orrore della nostra contemporaneità. L’orrore dell'uomo che davanti al peso del denaro perde peso.”

Conferma Ken Ponzio: "È sempre una questione di denaro, dopo tutto. Forse no. Forse è una questione di amore, un amore mercificato oppure idealizzato o ancora nascosto; che dovrà essere liberato da chi non vive secondo gli schemi precostituiti, da chi è libero da conformismi. E allora assistiamo alla lenta distruzione di un mondo costruito sulla menzogna; vengono disciolte le maschere, scarnificati i personaggi, cremate le loro ossa, per giungere all’origine di tutto. Ma come la Fenice, essi rinascono per rendere omaggio a Goldoni."

Con l'inconfondibile cifra della sua regia Latella chiama il pubblico a una inesausta riflessione sull'oggi che stavolta tocca l'origine profonda della cultura nazionale, se è vero che, come dichiara, "Arlecchino è il nostro Amleto".

 

 

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