EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE
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Stagione 2013/2014
Teatro delle Albe

PANTANI

Locandina:

di Marco Martinelli
ideazione Marco Martinelli e Ermanna Montanari
con Alessandro Argnani, Luigi Dadina, Roberto Magnani, Michela Marangoni, Ermanna Montanari, Francesco Mormino, Laura Redaelli, Simone Zanchini
in video Pino Roncucci
incursione scenica Francesco Catacchio, Fagio
itinerari in Romagna Luigi Dadina
fisarmonica e composizione musiche Simone Zanchini
cante romagnole Michela Marangoni, Laura Redaelli
ideazione spazio scenico Alessandro Panzavolta-Orthographe
ideazione e realizzazione elementi di scena Fabio Ceroni, Enrico Isola, Danilo Maniscalco, Ermanna Montanari
montaggio ed elaborazione video Alessandro e Francesco Tedde – Black Box Film
costumi Teatro delle Albe
realizzazione costumi Laura Graziani Alta Moda, A.N.G.E.L.O., Les Jolies Sposi
direzione tecnica Enrico Isola
tecnico luci e video Francesco Catacchio
tecnico suono Fagio
diapositive Olycom/Publifoto, Olycom/Daniele Venturelli, Olycom/Arnaldo Magnani, Lauro Bordin
maestro di canto Matteo Unich – Direttore Artistico Gruppo Corale “Pratella-Martuzzi”
organizzazione e promozione Marcella Nonni, Silvia Pagliano, Francesca Venturi
ufficio stampa Rosalba Ruggeri, Matteo Cavezzali
regia Marco Martinelli
coproduzione Teatro delle Albe / Ravenna Teatro, le manège.mons - Scène Transfrontalière de création et de diffusion asbl


Date e Info: luned́ 10 marzo 2014 ore 20,30
Prezzi: platea 15 euro, palchi e loggione 10 euro - vendita in Biglietteria

Scheda:

14 febbraio 2004: Marco Pantani viene ritrovato senza vita in un residence di Rimini. Aveva appena compiuto 34 anni. Dopo i trionfi al Giro d’Italia e al Tour de France, le accuse di doping a Madonna di Campiglio, rivelatesi poi infondate, lo hanno condotto a un lento ma inevitabile crollo psicologico fino a una morte forse tragicamente annunciata. Tra il campione adulato, l’icona di chi ha fatto rinascere il ciclismo come sport dell’impresa e della fantasia, e il morto di Rimini, che giaceva in mezzo alla cocaina nei panni di un vagabondo, vi è tutta la complessità di un’epoca al tempo stesso sublime e crudele che si esercita senza pudore. Senza vergogna.

La scrittura di Marco Martinelli, dopo quel Rumore di acque capace di trasfigurare in grottesca e malinconica poesia la cronaca tragica dei barconi alla deriva nel Mediterraneo, affonda nelle viscere dei nostri giorni e della società di massa che chiede sacrifici e capri espiatori: attorno alle figure di Tonina e Paolo, i genitori di Marco, che ancora oggi stanno chiedendo giustizia per la memoria infangata del figlio, Martinelli mette in scena una veglia funebre e onirica, affollata di personaggi, che come un rito antico ripercorre le imprese luminose dell’eroe. I genitori di Marco, figure archetipiche di una Romagna anarchica e carnale, sono sospese come l’Antigone di Sofocle davanti al cadavere insepolto dell’amato: cercano verità, e non avranno pace finché non l’avranno ottenuta.

“Non lo so quello che è successo a Madonna di Campiglio, ma scoprirò la verità. Pagherò se c’è bisogno, ma lo verrò a sapere, perché è là che gli è piombata addosso la vergogna, e di quello è morto”. (Tonina Belletti)

Il testo di Martinelli costruisce attorno a questo anelito di giustizia un affresco sull’Italia degli ultimi trent’anni, l’enigma di una società malata di delirio televisivo e mediatico, affannata a creare dal nulla e distruggere quotidianamente i suoi divi di plastica, ma anche capace di mettere alla gogna i suoi eroi di carne, veri, come Marco Pantani da Cesenatico, lo scalatore che veniva dal mare.


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