EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE
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Stagione 2014/2015

LA SERRA

Locandina:

di Harold Pinter

traduzione Alessandra Serra

regia Marco Plini

con Mauro Malinverno, Valentina Banci, Luca Mammoli, Fabio Mascagni,

Giusto Cucchiarini, Francesco Borchi, Elisa Cecilia Langone

scene e costumi Claudia Calvaresi

 

PRIMA NAZIONALE


Date e Info: 15-18 gennaio 2015 (feriali ore 21, festivo ore 15,30)
Compagnia: Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro Metastasio Stabile della Toscana

Scheda:

All’inizio del 2015 debutta in prima nazionale la nuova produzione che ERT realizza con il Teatro Metastasio: La serra di Pinter firmata da Marco Plini, già giovane assistente di Castri, oggi tra i registi più interessanti del panorama nazionale.

Si tratta di un testo molto particolare del repertorio pinteriano, scritto nel 1958 ma rimasto in un cassetto fino al 1980, anno in cui il drammaturgo decide di metterlo in scena personalmente con le opportune revisioni.

La serra sembra confermare il celebre dettame di Beckett, non c'è nulla di più divertente dell'infelicità: mette in scena una vicenda profondamente drammatica che si dipana, però, tra commedia surreale e giallo.

Personaggi meschini, messi impietosamente a nudo, rivelano il vero volto del potere: stupidi burocrati, inetti e spaventati, si nascondono dietro il loro titolo, perennemente impegnati nella guerra per la successione, terrorizzati dall'idea di perdere una piccola o grande rendita di posizione.

Nel disordine e nella casuale anarchia che determina il loro mondo, ciò che emerge è chiaro: dietro alle più oscure e cervellotiche manovre per il potere si celano solo piccoli uomini spaventati.

Pinter sovrappone una figura tradizionale del repertorio ebraico-yiddish, l'inetto di professione, lo Schlemiel, a una figura di potere collocata all'interno di una strana struttura semi-ospedaliera, stravolgendo la funzione di questo carattere: non è più il sopraffatto, l'oppresso, ma un potente, un dominatore ad essere schiacciato dal sistema, solo che in questo caso è stato lui stesso ad architettarlo.

Pinter costruisce un messaggio politico che è quasi una dimostrazione matematica: dietro alla bramosia di potere non c'è niente, nessuna idea, nessuna visione, solo la vanità del singolo individuo. La condanna, senza appello, colpisce il genere umano, per le azioni di cui è, o meglio non è, capace. 

 

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