EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE
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Stagione 2014/2015

LA DODICESIMA NOTTE

Locandina:

di William Shakespeare

traduzione Patrizia Cavalli

regia Carlo Cecchi

musiche di scena Nicola Piovani

scena Sergio Tramonti

costumi Nanà Cecchi

disegno luci Paolo Manti

con Carlo Cecchi,

Daniela PipernoVincenzo Ferrera, Eugenia Costantini, Dario Iubatti, Barbara Ronchi,

Remo Stella, Loris Fabiani, Federico Brugnone, Davide Giordano,

Rino Marino, Giuliano Scarpinato

musicisti

Luigi Lombardi d’Aquino/ Sergio Colicchio tastiere e direzione musicale

Alessandro Pirchio/ Alessio Mancini flauti e chitarra

Daniele D’Ubaldo strumenti a percussione

assistente alla regia Dario Iubatti

 

progetto "Un invito al Teatro - No limits": lo spettacolo di domenica 8 sarà audiodescritto per non vedenti e ipovedenti

Per informazioni e/o prenotazioni è possibile contattare il Centro Diego Fabbri di Forlì info@centrodiegofabbri.it tel. 0543 712819

 

dettagli del progetto

Date e Info: 5-8 marzo 2015 (feriali ore 21, festivo ore 15,30)
Compagnia: Marche Teatro Teatro Stabile Pubblico in collaborazione con Estate Teatrale Veronese

Scheda:

Maestro della misura e del gioco, Cecchi in scena nei panni di Malvolio ne fa un cammeo che è un capolavoro (La Repubblica)

Carlo Cecchi torna a Shakespeare per misurarsi con La dodicesima notte, commedia corale fondata sugli equivoci, sugli scambi di identità e di genere. Classica per la traduzione del testo, curata dalla poetessa Patrizia Cavalli, e per i fastosi e coloratissimi costumi ispirati al pittore Antoine Watteau, originale per le musiche del Premio Oscar Nicola Piovani, suonate live da tre strumentisti, e lo spazio minimalista, questa nuova messa in scena permette ancora una volta al regista, anche interprete nelle vesti del maggiordomo Malvolio, di orchestrare un gioco attoriale straordinario, lavorando sull’essenza dei personaggi attraverso quella capacità che ha fatto di lui uno dei grandi maestri del teatro italiano.

“Illiria. Il Duca e la Contessa hanno due tenaci fissazioni: il Duca si è fissato sulla Contessa perché lei non ne vuole sapere; la Contessa si è fissata sul fratello morto, al quale vuole restare fedele per sette anni. Con questi due begli esemplari di nevrosi narcisistica, tutto resterebbe nell’immobilità e addio commedia.

Ma il Destino - e Shakespeare - fanno scoppiare una tempesta: una nave fa naufragio, dal quale si salva una ragazzetta di nome Viola. Nel naufragio ha perduto un fratello. La ragazzetta si trova sperduta in Illiria; ma è piena di risorse (vecchiotte, a dir la verità: Plauto, gli Italiani, già Shakespeare in commedie precedenti) e decide di travestirsi da ragazzo e di diventare il paggio del Duca…

La follia che percorre la commedia, come in un carnevale dove tutti sono trascinati in un ballo volteggiante, trova il suo capro espiatorio nel più folle dei personaggi: il maggiordomo, un attore comico che aspirava a recitare una parte nobile, quella del Conte Consorte.

Shakespeare è il Teatro assoluto. Un’attualità che va al di là dell’attualità. È talmente universale Shakespeare…che quasi miracolosamente, diventa sempre, immediatamente, Teatro”. (Carlo Cecchi)

www.marcheteatro.it


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