EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE
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Stagione 2009/2010

IL BIRRAIO DI PRESTON

Locandina:

dal romanzo di Andrea Camilleri
riduzione e adattamento teatrale Andrea Camilleri e Giuseppe Dipasquale
scene Antonio Fiorentino
costumi Gemma Spina
musiche Massimiliano Pace
luci Franco Buzzanca
regia Giuseppe Dipasquale
con Pino Micol, Giulio Brogi, Mariella Lo Giudice, Gian Paolo Poddighe
e con Ester Anzalone, Valentina Bardi, Cosimo Coltraro, Fulvio D’Angelo, Massimo Leggio, Leonardo Marino, Margherita Mignemi, Rosario Minardi, Stefania Nicolosi, Giampaolo Romania, Sergio Seminara


Date e Info: Giovedý 14 gennaio 2010 (turno G) Venerdý 15 gennaio 2010 (turno H) Sabato 16 gennaio 2010 (turnoI), ore 21 - Domenica 17 gennaio 2010 (turno L), ore 15,30
Compagnia: Teatro Stabile di Catania

Scheda:

Dieci anni dopo la prima edizione, lo Stabile di Catania riprende e rinnova per la stagione 2009-2010 un allestimento di grande successo, Il birraio di Preston, romanzo di Andrea Camilleri adattato per la scena dall’autore insieme a Giuseppe Dipasquale, che ne realizza una regia avvincente con un cast d’eccellenza.

La vicenda si svolge nella seconda metà dell’Ottocento in un piccolo paese siciliano, che nella topografia camilleriana è il solito Vigàta ma quasi un secolo e mezzo prima dell’avvento dell’ormai celebre Commissario Montalbano. A  Vigàta si sta per inaugurare il nuovo teatro civico Re d’Italia. Il prefetto di Montelusa, paese distante qualche chilometro, detestato dagli abitanti di Vigata perché più importante e sede della Prefettura, s’intestardisce sull’idea di aprire la stagione lirica con Il birraio di Preston, melodramma di Ricci di scarso valore.
La scelta non è condivisa da nessuno ma il Prefetto obbliga ben due consigli di amministrazione del teatro a dimettersi pur di far passare quella che lui considera una doverosa educazione dei cittadini all’Arte, al Sublime. Si arriva quasi a una guerra civile tra le varie fazioni…
Camilleri, come ne La concessione del telefono, parte da una vicenda storicamente documentata, che reinventa e rinvigorisce con fantasia e gusto della sperimentazione linguistica.

 “Come ormai sembra essere chiaro nello stile di Camilleri, il racconto parte da un fatto che vuole essere di per sé stupefacente, affabulatorio, misterioso e incantatore. Proprio come il c’era una volta dei bambini. E di un bambino si tratta: l’occhio innocente di un bimbo, per purezza nei confronti del mondo, per incontaminazione, per il suo essere fanciullino è il motore dell’azione. […] La Sicilia narrata da Camilleri non dimentica i morti, non dimentica i mali letali che cercano di consumarla inesorabilmente dal di dentro, non dimentica il tradimento verso valori appartenuti a se stessa quando era culla di una civiltà: questa Sicilia oggi può senza timore ricominciare a parlare di se stessa con la necessaria ironia e distacco, affinchè l'autocompiacimen¬to delle virtù come dei vizi e dei dolori, non costituisca lo stagno dal quale diviene difficile uscire”.

Giuseppe Dipasquale


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