EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE
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Stagione 2011/2012

FINALE DI PARTITA

Locandina:

di Samuel Beckett
traduzione Carlo Fruttero
con Vittorio Franceschi, Milutin Dapcevic, Diana Hobel, Antonio Giuseppe Peligra
regia Massimo Castri
scene e costumi Maurizio Balò
luci Robert John Resteghini
suono Franco Visioli
regista assistente Marco Plini


Date e Info: da giovedý 15 a sabato 17 dicembre 2011 ore 21, domenica 18 dicembre 2011 ore 15,30
Compagnia: Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma, Teatro Metastasio

Scheda:

Premio UBU come miglior spettacolo, FINALE DI PARTITA, diretto nel 2010 da Massimo Castri e prodotto da Emilia Romagna Teatro Fondazione, Teatro di Roma e Teatro Metastasio, è stato riconosciuto dalla critica come una delle migliori messe in scena del regista toscano, che per la prima volta si confronta con il genio della drammaturgia irlandese, Samuel Beckett: "un classico, e, contemporaneamente, anche la modernità per antonomasia, un incunabolo della modernità" (Massimo Castri).
FINALE DI PARTITA, che qui lo scenografo Maurizio Balò ambienta in uno spoglio salotto borghese, rappresenta un giorno nella vita di una bizzarra famiglia in disfacimento. Al centro dell'opera il rapporto conflittuale fra il protagonista, Hamm, e il suo servo Clov, magistralmente interpretati da Vittorio Franceschi e Milutin Dapcevic.

Hamm, cieco e condannato alla sedia a rotelle, trascorre il suo tempo litigando con Clov, il suo servo, in una relazione fatta di vessazioni ma anche di reciproca dipendenza: Clov vive nell’eterna tentazione di andarsene. Per Beckett Hamm è "il re in questa partita a scacchi persa sin dall’inizio. Nel finale fa delle mosse senza senso che soltanto un cattivo giocatore farebbe. Un bravo giocatore avrebbe già rinunciato da tempo. Sta soltanto cercando di rinviare l’inevitabile fine”.

"Beckett ha lasciato della scrittura una definizione che è quasi umoristica, ma anche terribile nella sua formulazione: Non c’è niente da esprimere, niente con cui esprimere, nessuna capacità di esprimere, nessun desiderio di esprimere, e insieme c’è l’obbligo di esprimere. [...] Avvicinandosi a Beckett occorre accogliere questa doppia istanza beckettiana, esprimere ma contemporaneamente procedere verso il silenzio, e non si può evitare questa doppia spinta, questa doppia contraddizione che è viva dentro ogni testo di Beckett." Massimo Castri

"Vittorio Franceschi [... ] riesce a condurre magistralmente la danza." "uno spettacolo da vedere" Franco Quadri, La Repubblica

"raffinata e intelligentemente fedele messinscena dai perfetti ritmi" Magda Poli, Corriere della sera

"Castri rimane sostanzialmente fedele al copione, e al tempo stesso strappa Beckett a Beckett [... ]. Come a sancire il superamento di certi traumi novecenteschi individuando invece nella paura della realtà, nella chiusura verso l’esterno una più adeguata chiave di lettura della nostra epoca." Renato Palazzi, Il Sole 24 ore

"con un tratto così deciso, definito e terso insieme, da collocare lo spettacolo al rango di un evento autentico nell’accumulo di episodi beckettiani spesso velleitari espressi dalle nostre scene. [...] Castri rimette lucidamente sempre in gioco la circolarità, smonta le simmetrie, ma al contempo ci regala un emozionante saggio di teatro che pulsa, da farsi e da vivere subito, linearmente." Sergio Colomba, Il Resto del Carlino


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