EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE
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Stagione 2011/2012
ANNA BONAIUTO in

La belle joyeuse

Locandina:

di Gianfranco Fiore
con Anna Bonaiuto
scene Sergio Tramonti
costumi Sandra Cardini
luci Pasquale Mari
regia Gianfranco Fiore


Date e Info: da giovedý 29 marzo a venerdý 30 marzo 2012 ore 21

Scheda:

ANNA BONAIUTO è tra le attrici più amate del nostro cinema, è stata diretta dai migliori registi italiani (Pupi Avati, Daniele Lucchetti, Stefano Incerti, Cristina Comencini, Carlo Verdone) e recentemente ha lavorato in veri e propri film evento: Il caimano di Nanni Moretti, Il divo di Paolo Sorrentino, Noi credevamo di Mario Martone.
E proprio nel film di Martone l'attrice ha interpretato Cristina Trivulzio, controversa figura protagonista dell’epopea del Risorgimento, che per la stagione 2011-12 diviene in scena La belle joyeuse.

“Sanguinaria assassina” per il governo austriaco, “sfacciata meretrice” per papa Pio IX, “Bellezza affamata di verità” per Heine, “Prima donna d’Italia” per Cattaneo: la principessa di Belgioioso suscitava tra i suoi contemporanei giudizi estremi, definitivi e inconciliabili. Donna problematica, contraddittoria, egocentrica, ma assolutamente irresistibile, definita da Balzac “più impenetrabile della Gioconda”, trovò principalmente nell’arte della seduzione la forza di attraversare da grande protagonista la Storia europea: i maggiori artisti dell’epoca - da Listz a Chopin fino a Delacroix - élites patriottiche, donne e uomini del popolo subirono il suo fascino fatto di intelligenza, cultura, orgoglio, stravaganza e despotismo.
Era figlia del Rinascimento e dell’Illuminismo, musa del Romanticismo, cultrice delle storie passate e febbrile anticipatrice del nostro presente: con un grandissimo senso della messa in scena, Cristina interpretò tutti i ruoli possibili nella società dell’epoca, e sempre da autentica attrice, con distacco critico, spesso ironico.
Seduttiva e opportunista con i geni e i potenti, impudente e sarcastica con le massime autorità della Chiesa, dolce e materna coi ragazzini che ospitava, dura con le debolezza  dei patrioti, enfatica e trascinante nelle adunate popolari, Cristina di Belgioioso sembra aver vissuto da eroina dei più diversi generi letterari, dal feuilleton al romanzo d’avventura, dall’epopea alla tragedia, nascondendo costantemente il suo vero volto dietro innumerevoli maschere.

Senza alcun intento agiografico La belle joyeuse ricostruisce tutte queste maschere in un unico volto: frammenti di ricordi, visioni, emozioni, nostalgie, frustrazioni, filtrati dalla tenerezza, l’ironia, e l’orgoglio di una Primadonna, che, giunta al termine di una vita vissuta sotto il segno del coraggio, teme l’ultimo nemico: l’oblio, una morte più orribile della morte...
Così la definizione di comedienne affibbiatole per disprezzo dai suoi denigratori riacquista oggi tutta la sua profondità e il suo splendore e lo spettacolo riconsegna il palcoscenico ad una voce dissonante, aspra, appassionata, a tratti necessaria e illuminante anche per i nostri giorni: restituendo Cristina non al suo tempo, ma al nostro.

 


 


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