EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE
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Stagione 2009/2010

SHYLOCK: IL MERCANTE DI VENEZIA IN PROVA

Locandina:

di Roberto Andò e Moni Ovadia da William Shakespeare
regia Roberto Andò e Moni Ovadia
con Moni Ovadia e Shel Shapiro
e con Ruggero Cara, Lee Colbert, Roman Siwulak, Maxim Shamkov, Federica Vincenti
e Moni Ovadia Stage Orchestra: Luca Garlaschelli contrabbasso, Massimo Marcer tromba,
Albert Mihai fisarmonica, Vincenzo Pasquariello pianoforte, Paolo Rocca clarinetto
scene Gianni Carluccio
costumi Elisa Savi
luci Gigi Saccomandi
suono Mauro Pagiaro
progetto musicale Moni Ovadia Stage Orchestra
regista assistente Gabriele Tesauri


Date e Info: Martedý 20 aprile 2010 (1░ turno) Mercoledý 21 aprile 2010 (2░ turno), ore 21
Compagnia: Nuova Scena - Arena del Sole - Teatro Stabile di Bologna - Emilia Romagna Teatro Fondazione - Teatro Stabile Pubblico Regionale in collaborazione con Estate Teatrale Veronese

Scheda:

Dopo Le storie del signor Keuner di Brecht, Roberto Andò e Moni Ovadia tornano a collaborare per un nuovo spettacolo scritto e diretto a quattro mani, ispirato al Mercante di Venezia di Shakespeare: il grande dramma è riletto nel solco del teatro musicale, terreno privilegiato di ricerca e espressione per l’attore e musicista Moni Ovadia. In scena, nel ruolo di Shylock, un altro attore-musicista d’eccezione: Shel Shapiro, il mitico leader di The Rokes, pioniere della musica rock in Europa, reduce dal successo teatrale del recital Sarà una bella società su testi di Edmondo Berselli. Al debutto durante l’estate 2009, Shylock è prodotto da Nuova Scena - Arena del Sole - Teatro Stabile di Bologna e Emilia Romagna Teatro Fondazione in collaborazione con l’Estate Teatrale Veronese.

La scena è un luogo imprecisato, a metà tra un ospedale e un mattatoio. Un enigmatico mercante, del cui patrimonio non si conosce l’origine - ma il sospetto le vuole certamente generate dal crimine - e un regista ebreo, da anni inattivo, vi si incontrano per discutere di un progetto che li legherebbe, una messinscena del Mercante di Venezia. In comune hanno un’ossessione, Shylock, uno dei grandi personaggi shakespeariani, il ricco usuraio ebreo che chiede al Mercante di Venezia una libbra di carne a garanzia del debito di un giovane amico. Mentre scorrono le visioni e gli esilaranti paradossi del Mercante di Venezia immaginato dal regista con una strana compagnia tragicomica, si delinea una partita sottile e inquietante in cui a essere in gioco è la stessa possibilità di tenere in vita il teatro come baluardo contro l’impostura e l’odio, fragile talismano della più grandiosa invenzione, quella dell’identità.

“È una sarabanda sul senso (o non senso) del teatro? Un pastiche? O, piuttosto, un paesaggio dove, in controluce, è possibile riconoscere il rischio del teatro oggi, ciò che lo pone a un bivio, sparire nell’inessenziale marginalità che gli è stata affidata o riprendere ad essere quello che una volta era, un grande paese senza nome che appartiene a tutti, un paese dell’anima, dove ciò che viene di continuo evocato nel nome dell’umano risulterebbe vago e approssimativo se non venisse ogni volta scandagliato l’eterno gioco del prestito e del debito, quella speciale e riuscita acrobazia dell’uomo di farsi mercante di ciò che non è in vendita, ieri come oggi, nel tempo orribile che di volta in volta ci tocca in sorte, ieri nel tempo delle Venezie o delle Buchenwald, oggi in un tempo chiuso al respiro dell’altro, un tempo che sembrerebbe avere definitivamente escluso la vastità del vivere dal suo orizzonte, e con essa, la pietà e il dolore degli altri.

È una commedia o una tragedia?”

Roberto Andò e Moni Ovadia


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