EMILIA ROMAGNA TEATRO FONDAZIONE
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Stagione 2010/2011

DICERIA DELL'UNTORE

Locandina:

dal romanzo di Gesualdo Bufalino pubblicato da Bompiani
adattamento teatrale e regia Vincenzo Pirrotta
scene e costumi Giuseppina Maurizi
musiche e paesaggi sonori Luca Mauceri
movimenti coreografici Alessandra Luberti
luci Franco Buzzanca
con Luigi Lo Cascio,
Vitalba Andrea, Giovanni Argante, Lucia Cammalleri, Andrea Gambadoro, Nancy Lombardo, Luca Mauceri, Plinio Milazzo, Marcello Montalto, Vincenzo
Pirrotta, Salvatore Ragusa, Alessandro Romano
musicisti Mario Gatto, Salvatore Lupo, Michele Marsella, Giovanni Parrinello
Teatro Stabile di Catania


Date e Info: da martedý 21 dicembre a mercoledý 22 dicembre 2010

Scheda:

La Sicilia di Gesualdo Bufalino diventa teatro: il Teatro Stabile di Catania affida a Vincenzo Pirrotta il primo adattamento per la scena di Diceria dell'untore, il romanzo Premio Campiello 1981 che rivelò il talento di un sessantunenne, diventando un caso letterario. Alla guida di un cast numeroso, un altro siciliano, capofila dei migliori attori del nuovo cinema italiano: Luigi Lo Cascio.
Grazie alla lingua barocca e marcatamente metaforica di Bufalino, la versione di Pirrotta conduce lo spettatore in una dimensione onirica, in cui si perdono i confini e l'identità geografica della vicenda, mentre si conferma l'intensità drammatica di un'esperienza largamente autobiografica: l'autore scrisse il romanzo ispirandosi alla propria reale permanenza in un sanatorio palermitano, nei primi anni del dopoguerra.
È l’estate del ’46. A rievocare la vicenda è un io narrante senza nome, che assolve il dovere che è proprio di un sopravvissuto: testimoniare i fatti. La sua è la storia dolorosa di un reduce, colpito dalla tbc, che approda in un sanatorio, “la Rocca”, sulle alture di Palermo per iniziare un secondo apprendistato di morte, dopo quello della guerra. Mentre condivide con i malati la fatalistica attesa della fine, entra nelle simpatie dell’inquietante “Gran Magro”, l’anziano primario, nobile e alcolizzato. Nel loro rapporto irrompe la diafana Marta, irrimediabilmente segnata dal male e dalla violenza della guerra. Tra i due giovani scaturisce un amore senza futuro. E mentre via via la morte falcia la ragazza e altri degenti senza speranza, la ritrovata salute è vissuta dall’io narrante con angosciosi sensi di colpa, come una diserzione dal “noviziato della morte” intrapreso insieme ai compagni di sciagura che non ce l’hanno fatta: un tradimento involontario che richiede almeno il riscatto del racconto, la testimonianza della “diceria”.
Nell'intervista rilasciata a Leonardo Sciascia sull'Espresso, alla vigilia della pubblicazione, Bufalino riassumeva con queste parole i temi del romanzo: "Il sentimento della morte, la svalutazione della vita e della storia, la guarigione sentita come colpa e diserzione, il sanatorio come luogo di salvaguardia e d'incantesimo. E poi la dimensione religiosa della vita, il riconoscersi invincibilmente cristiano".
Vincenzo Pirrotta si spinge oltre, interpretando Diceria dell'untore come disperata celebrazione di una forza vitale che non soccombe alla Morte ma consapevolmente la accoglie fra le sue braccia.


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